Il Sanpedro è una delle piante più misteriose ed affascinanti che affondino le radici sulla terra del nostro pianeta.
Originario delle Ande di Perù, Ecuador e Bolivia, ove è tuttora usato per la divinazione e le pratiche di guarigione dai curanderos locali, è
senza dubbio una delle piante sciamaniche più importanti del mondo.
A vederlo è un "semplice" cactus colonnare, una volta ascritto al genere Trichocereus (principalmente Trichocereus pachanoi e Trichocereus peruvianus)
ed oggi al genere Echinopsis, ma se andiamo un po’ più in profondità ci renderemo conto di quanto la superficialità inganni e svuoti ogni cosa
di significato e valore.
Sanpedro è chiamato così perché, secondo la tradizione, detiene le chiavi del Cielo (prerogativa, secondo la cristianità, di San Pietro).
Il suo culto risale a diverse migliaia di anni fa.
A Chavin de Huantar gli archeologi hanno trovato diverse sculture, datate ad oltre tremila anni fa, che raffigurano inequivocabilmente il Sanpedro nel tempio del
Dio Giaguaro.
Il cactus è il corpo fisico del Dio, le zanne di giaguaro rappresentano il suo potere divino.
L’inequivocabile divinizzazione della pianta sulle Ande (ed oggi anche in buona parte del resto del mondo) non può non richiamare alla mente
l’adorazione dello Shivalingam da parte dei fedeli al culto del Dio Shiva, massima divinità del pantheon indiano e Signore dello Yoga: così come la
divinità di Chavin prende un corpo fisico nel Sanpedro, secondo i purana, anche Shiva è identificabile anche con il lingam (che del Sanpedro,
costolature a parte, ricorda molto l’aspetto); semplicemente, mentre i lingam oggetto di adorazione sono in genere manufatti in pietra situati nei
templi o in particolari siti sacri, il Sanpedro è vivo e cresce unendo il cielo e la terra.
Ma torniamo alle Ande.
I sacerdoti di Chavin bevevano il Sanpedro per indurre stati di profonda trance in cui percepivano di uscire dal proprio corpo per rivestirsi della pelle del
giaguaro, acquisendo in tal modo la facoltà di muoversi tra i mondi, parlare con gli spiriti e strappare la malattia dal corpo del paziente.
Lo sciamano beveva il Sanpedro per avere il potere di muoversi liberamente fra il mondo terreno e quello dello Spirito così come il giaguaro si muove ed opera
con disinvoltura a terra, in acqua o arrampicandosi sugli alberi.
Ancora oggi i Maestros peruviani, usano il Sanpedro nelle cerimonie notturne di guarigione (le mesadas) cui partecipano persone che arrivano ormai da
ogni parte del mondo per risolvere problemi insolubili per la moderna medicina o semplicemente per essere testimoni di un fenomeno culturale e spirituale che, nonostante
periodi di dura repressione, va avanti da oltre tremila anni.
Va notato come il culto del Dio Giaguaro non si risolva nell’adorazione di un animale selvatico, ma di una forza dinamica di trasformazione che permea ogni
cosa e che a tutto dà vita.
Anche questo, a guardar bene, ci riconduce alla figura del Dio Danzante, che attraverso la sua Danza, continuamente crea e distrugge l’universo perché
tutto possa continuare.
Secondo chi ne ha fatto esperienza, con le dovute cautele e sotto la supervisione di un esperto, l’uso delle piante che le tradizioni sciamaniche hanno sempre
considerato sacre, oltre a permettere di liberarsi di problemi di varia natura ed accedere a "poteri nascosti", fornisce la scintilla che nel
"mito della caverna" di Platone spinge l’individuo a dubitare della veridicità delle ombre che vede proiettate sulla parete della grotta ed ad
uscire per cercare la vera realtà.
Quanto detto sopra non vuole assolutamente essere un invito all’approccio indiscriminato alle piante sacre e tanto meno al loro uso ludico: l’esperienza
spirituale è una cosa troppo importante per essere presa alla leggera.
Tuttavia, in un periodo storico come quello in cui ci troviamo a vivere, in cui ogni valore morale sembra essere svanito e tutto diventa semplice, ingannevole,
superficie patinata, la ricerca e la riscoperta della spiritualità tramandata dalla tradizione attraverso i millenni diventa probabilmente l’unica ancora
di salvezza per evitare di essere trascinati nel baratro.
Saremmo tentati di dare una dettagliata descrizione del profilo chimico della pianta, ma non lo faremo di proposito: crediamo fermamente che un essere di natura
tanto marcatamente spirituale non possa essere ridotto ad un mucchietto di sostanze chimiche.
Molte persone lo coltivano esclusivamente perché sentono che la sua presenza porti bene e protegga da vibrazioni indesiderate ed energie nocive.
(Dott. Alessandro Gulletta, 2026)