La medicina moderna, quella che impone i propri modelli di pensiero attraverso social, media ed imposizioni governative, quella che pomposamente si definisce
"medicina tradizionale", in realtà di tradizionale ha ben poco.
La nascita di questo sistema di cura, che erroneamente, o fraudolentemente, si fa spesso risalire alla più remota antichità (basti pensare al
"giuramento di Ippocrate") è in realtà estremamente recente e nasce più da un freddo calcolo economico che per ragioni umanitarie.
Il momento in cui questo fenomeno iniziò: ad affacciarsi prepotentemente sulla scena mondiale ha profondamente segnato la storia, tanto dell’umanità,
quanto del pianeta stesso.
Per millenni, spinte da reale necessità, le popolazioni di tutto il mondo, a volte indipendentemente, a volte per mezzo di scambi culturali e/o commerciali,
sono andate sviluppando sistemi di guarigione, sostanzialmente quasi sempre basati sull’uso delle erbe.
La perpetuazione di tali pratiche, che se sono state tramandate per tanto tempo in contesti storici ed ambientali in cui c’era poco tempo da dedicare alla
trasmissione di conoscenze inutili tanto per il piacere di chiacchierare, evidentemente dovevano avere un indiscutibile valore pratico.
Gli stessi medici che avevano seguito coloni e pionieri all’epoca della conquista del nuovo mondo, velocemente, dopo un iniziale periodo di diffidenza
(che per alcuni, i più ottusi, durò per tutta la vita) si resero conto del fatto che i guaritori locali risolvevano velocemente patologie che per essi
invece rappresentavano sfide insormontabili e spesso portavano alla morte i loro sfortunati pazienti.
Anche qui, i rimedi principali erano costituiti da preparazioni di vario tipo, ma aventi sempre come base le erbe spontanee locali.
Col passare del tempo, i più illuminati fra questi medici d’importazione, coloro che della medicina avevano fatto una missione più che un semplice
mestiere, iniziarono ad avvicinarsi alle pratiche mediche tradizionali delle popolazioni indigene con le quali entravano in contatto e da questa fortunata crasi
nacque il fenomeno che prese il nome di "Medicina Eclettica".
La conoscenza di tante specie, prima fra tutte l’Echinacea, i cui nomi vengono oggi utilizzati per dare un’impressione di affidabilità a sempre
più prodotti farmaceutici viene proprio da quel fenomeno scientifico-culturale.
Anche in Europa, così come in ogni più sperduto angolo del pianeta, avevamo avuto una medicina basata sull’uso di erbe; la cosa è testimoniata
dalla gran quantità di erbari e testi di medicina erboristica pervenuti fino ai nostri tempi: dai testi di Teofrasto, Dioscoride, Galeno ed Avicenna, ai più
"recenti" discorsi del Mattioli o all’erbario di Castore Durante.
La lista dei testi antichi di medicina erboristica sarebbe estremamente più lunga ed esula dai motivi di quest’articolo; quel che ci interessa è piuttosto scoprire come (più o meno di colpo) il paradigma sia radicalmente cambiato.
A cancellare quasi totalmente ogni conoscenza di medicina erboristica in Europa aveva già provveduto la pesante mano dell’Inquisizione, ma nonostante tutto, per forza di cose, commerci e contatti con altri popoli e culture hanno sempre rinnovato il legame terapeutico fra europei e piante: conoscenze che qui venivano rese a vario titolo illegali, altrove continuavano a prosperare e permettere alla gente di guarire.
Il colpo più duro alle medicine tradizionali fu sferrato in tempi (più o meno) moderni dall’economia, verso l’inizio del secolo scorso ed è legato all’apparizione (ed all’ascesa) della petrolchimica sulla scena mondiale.
Presto ci si rese conto che con le catene carboniose del petrolio si poteva "giocare" tagliando e riassemblando al fine di creare pressoché qualsiasi molecola si desiderasse: dai tessuti sintetici ai contenitori di plastica, dai diserbanti agli insetticidi e, fatalmente, ai farmaci per uso umano.
Tutti questi nuovi prodotti dell’industria petrolchimica, se per certi versi, lì per lì, rivoluzionarono la vita di una certa parte dell’umanità rendendola più comoda e confortevole, ben presto dimostrarono i propri limiti e spaventosi effetti collaterali.
I risultati di decenni di produzione di materie plastiche sono sotto gli occhi di tutti: il mondo è diventato un immondezzaio e non c’è: spiaggia, fondale marino, foresta o picco di montagna in cui non sia possibile trovare tonnellate di rifiuti praticamente eterni (un problema che fino ad un secolo fa nessuna generazione si era mai trovata a dover affrontare).
Oggi le plastiche, sfaldandosi in pezzetti sempre più piccoli, finiscono per entrare addirittura nella catena alimentare con effetti che stiamo solo iniziando a vedere.
Altrettanto devastante è l’impatto della chimica farmaceutica sulla salute umana: senza voler ricordare gli orrori provocati dal Talidomide, anche in tempi più recenti, fra effetti collaterali dei farmaci per uso umano ed avvelenamenti acuti o cronici da ingestione di cibi trattati con fitofarmaci, la chimica farmaceutica ha mietuto milioni di vittime (questo, ovviamente, senza contare le atrocità della "chimica di guerra").
Le stesse case farmaceutiche responsabili di vere e proprie tragedie umanitarie (basti pensare alla Bayer, creatrice, fra le altre cose, dell’Eroina) oggi si arrogano il diritto di gestire, spesso coercitivamente, la salute mondiale.
I devastanti risultati di questa presa di potere sono sotto gli occhi di tutti: il numero delle malattie, dei malati e dei morti si è moltiplicato esponenzialmente.
In effetti, pur non volendo immaginare che si tratti di malafede, va quantomeno considerata la realtà del fatto che, dietro la già citata autodefinizione di "medicina tradizionale", la moderna medicina di stampo chimico-farmaceutico altro non sia, nel migliore dei casi, che una medicina sperimentale che man mano va scoprendo sulla pelle dei pazienti quanto danno possano fare i farmaci che propina loro come prodotti della scienza più avanzata.
Ben diversa è la situazione delle VERE Medicine Tradizionali, che oltre ad usare prodotti della Vita (quindi all’ambito della Vita adatti), hanno alle spalle spesso millenni di pratica, esperimenti e prove che mettono al sicuro l’utente da eventuali effetti indesiderati non previsti.
Sarà anche un caso (e per brevità evito di citarne decine di altri), ma negli ultimi anni, parallelamente al progresso medico-scientifico, è esponenzialmente aumentato il numero dei bambini autistici.
Recuperare e salvaguardare le conoscenze e le pratiche tradizionali è l’unico modo possibile di mettersi al sicuro dagli errori-orrori degli apprendisti stregoni che provano sulla pelle altrui certi del fatto che comunque non pagheranno mai realmente per qualunque cosa combinino.
Oltretutto, è l’unica possibilità di uscire dallo stato di perniciosa dipendenza dalle multinazionali del farmaco, di ridurre l’inquinamento e di riprendere in mano la propria salute, quella della propria famiglia e quella dell’intera comunità.
(Dott. Alessandro Gulletta, 2026)