Nonostante l’articolo due della Dichiarazione dei Diritti Universali dell’Uomo garantisca parità di diritti fra tutti gli esseri umani:
"Ad ogni individuo spettano tutti i diritti e tutte le libertà enunciate nella presente Dichiarazione, senza distinzione alcuna, per ragioni di razza, di colore, di sesso, di lingua, di religione, di opinione politica o di altro genere, di origine nazionale o sociale, di ricchezza, di nascita o di altra condizione."
e per quanto tale assunto venga ripreso e garantito anche dall’articolo tre della Costituzione Italiana:
"Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono uguali davanti alla legge senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali."
la realtà dei fatti si dimostra purtroppo ben differente.
Senza contare le leggi e i trattamenti speciali riservati a categorie particolari di individui legati allo Stato (vedi l’immunità parlamentare o quella garantita ai magistrati dalla famigerata legge Vassalli), o i processi farlocchi che specialmente in questi ultimi anni abbiamo visto condurre nei confronti di esponenti del governo (regolarmente assolti nonostante fossero rei di aver permesso e promosso vere e proprie ecatombi), fra le mostruosità che caratterizzano la moderna amministrazione della giustizia, in totale spregio ai sopra enunciati articoli, c’è la divisione del genere umano in due categorie con differenti livelli di diritti (come se gli esseri umani non fossero tutti esseri umani).
La divisione di cui stiamo parlando, probabilmente sarà già evidente al lettore, è quella fra uomo e donna: una sperequazione alla base di un incredibile numero di ingiustizie, malesseri, vite distrutte e persino suicidi.
Oggi siamo al punto in cui è sufficiente che una donna lasciata dal marito lo denunci per maltrattamenti (ormai è una triste routine ricattatoria, con tanto di squadre di avvoltoi, travestiti da enti benefici, pronti a trasformare qualunque evento magari privo di ogni fondamento in una tragedia giudiziaria che andrà avanti per anni) perché un incubo (spesso ingiustificabile) inizi a distruggere la vita del povero malcapitato.
Arrivare all’attuale situazione ha richiesto molti anni di pesante manipolazione delle menti delle masse attraverso i media, ma tutto questo in realtà non è stato fatto a favore di una categoria di persone più debole e meritevole di essere tutelata, piuttosto per creare la scusa per perseguire i cittadini e portare sempre più "lavoro" e potere alla macchina giudiziaria.
In effetti, così come le multinazionali farmaceutiche traggono profitto dal fatto che la gente sia malata (ed una spaventosa mole di confessioni, indagini ed inchieste sembra confermare il fatto che esse abbiano tutto l’interesse ad aumentare il numero dei malati piuttosto che a ridurlo), l’apparato giudiziario ha tutto l’interesse a che il numero dei processi si moltiplichi il più possibile poiché ognuno di essi significa, fra le altre cose, l’aumento dell’indotto.
Una macchina mostruosa che, lungi dall’operare per risolvere i problemi della popolazione per cui dovrebbe lavorare, finisce per trasformare una parola (forse) sbagliata in anni ed anni di tribolazioni e migliaia di euro bruciati (e finiti nelle tasche di avvocati e consulenti vari o in multe prive di qualunque senso o reale motivazione) in guerre inutili invece di essere investiti in qualcosa di produttivo.
Lo Stato, che oggi sempre più persone vedono più come un oppressore dei cittadini che come una loro emanazione funzionale, ha bisogno di creare colpevoli, poiché una volta fatto ciò il "colpevole" (non importa se lo sia realmente o meno) può essere ricattato e spogliato di ogni cosa attraverso il perverso sistema delle "multe".
Sia chiaro, tutto è fatto (per quanto non sempre) nel pieno rispetto della "legalità"”, ma proprio questo concetto di legalità diventa sempre più antitetico rispetto a quello di "giustizia", che non a caso è ormai caduto in disuso persino nel linguaggio parlato.
Lo scollamento di significato fra i due termini, "legalità"” e "giustizia&qut;, è probabilmente alla base dell’oscurità dei tempi che stiamo vivendo, tempi in cui la maggior parte delle persone vede calpestati i propri diritti fondamentali da individui (o organizzazioni, come quella statale) che si fanno scudo di norme varate ad hoc da gente che nel più eufemistico dei casi si potrebbe definire men che discutibile.
La gerarchia delle fonti del diritto è diventata una semplice curiosità storica, nella stragrande parte dei casi disattesa per dare forza a norme di grado gerarchico inferiore, ma funzionali ai piani di chi gestisce la comunità come una fattoria ed i cittadini come bestiame da mungere, tosare o direttamente divorare.
Anche qui si usano sempre due pesi e due misure: quando si tratta del cittadino comune vengono considerate esclusivamente leggi interne di grado gerarchico inferiore che non tengono in nessun conto i diritti fondamentali; quando si tratta di gente "di un certo livello", viene invece sempre considerata l’inalienabilità di certi diritti (che alla maggioranza, la plebe, vengono invece regolarmente negati).
Una situazione del genere, costituendo una palese ingiustizia, continua ad alimentare un sempre maggior malcontento che, però, finisce per essere scaricato nelle direzioni sbagliate continuando ad accrescere il degrado morale e sociale della nostra intera comunità.
Le disuguaglianze portano sempre frustrazione e conflitto, che purtroppo finiscono per addensare e gonfiare sempre più la bolla di malessere che avvolge ed opprime la popolazione comune.
Tornando all’argomento principale di questo articolo, non possiamo non notare come l’apparente tutela delle donne, in realtà non costituisca altro che una scusa per poter aggredire impunemente una metà della popolazione (quella maschile) privandola dei più basilari diritti teoricamente garantiti ad ognuno di noi.
In effetti, a ben guardare, nel corso delle manifestazioni a sostegno dei diritti umani le donne sono state spesso oggetto di spaventose violenze da parte delle cosiddette forze dell’ordine impegnate nella repressione del dissenso…ma non ci risulta che nessuno sia stato perseguito per percosse e ferimenti di questa tutelatissima categoria.
Negli ultimi anni sono balzati agli onori della cronaca casi di stupri di gruppo da parte di figli di alti esponenti dello Stato, o di chiari ricatti sessuali da parte di parlamentari ai danni delle povere sottoposte, ma la chiara impressione è che tutto sia stato messo a tacere come se nulla fosse stato.
Che dire anche delle donne danneggiate da incaute iniezioni illegalmente rese obbligatorie?
Se ti dicono "stronza" è violenza…ma se ti obbligano ad iniettarti farmaci sperimentali che ti distruggono la vita, o ti uccidono, no?
Ci sembra che la cosa possa suonare per lo meno un po’ strana.
Donne che dopo le iniezioni sono rimaste su una sedia a rotelle o preda di sindromi pesantemente invalidanti che le perseguiteranno per tutta la vita, quando hanno chiesto giustizia sono state lasciate dallo Stato da sole a combattere con il proprio dolore.
Ad ulteriore conferma del fatto che la campagna di demonizzazione del maschio nulla abbia a che fare con la tanto sbandierata "tutela delle donne", ma sia solo una scusa per seminare guerra nella popolazione (affinché i cittadini siano impegnati a combattere fra loro invece di occuparsi del vero nemico), c’è il fatto che dietro ogni uomo ingiustamente accusato di maltrattamenti inventati ad hoc, ci sono donne madri, donne sorelle e donne figlie che spesso soffrono insieme a lui.
Anche il termine "femminicidio", ripetuto dal mainstream in maniera tanto martellante da essere divenuto ormai di moda, nasconde profonda malafede e rappresenta una palese violazione dei principi di uguaglianza (teoricamente) garantiti dalla Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo e dalla Costituzione Italiana: un omicidio è e rimane un omicidio, a prescindere dal fatto che la vittima sia un uomo o una donna; non si possono operare distinzioni in base al sesso della vittima (come al colore della pelle, alle convinzioni religiose, politiche ecc.) perché l’apparente attenzione speciale ad una singola categoria, in realtà, spesso nasconde la pratica svalutazione dei diritti di tutte le altre.
Un fenomeno del genere va sempre guardato con attenzione per quel che è, poiché attraverso questo perverso meccanismo, dietro l’apparente promozione dei diritti di determinate categorie, si nasconde la sistematica demolizione dei diritti fondamentali di tutti.
Anche dietro questo fenomeno, così come dietro l’aberrante pratica del sequestro dei bambini da parte dello Stato, si nasconde un giro di denaro spaventoso.
Così come per i bambini rapiti ed infilati a forza in "istituti" e "case famiglia", anche l’"ospitalità" nei cosiddetti "centri antiviolenza" costa alla comunità centinaia di euro al giorno: tutto quel che viene spacciato all’opinione pubblica per beneficienza, viene in realtà nascostamente fatto pagare più che profumatamente ed alimenta un giro di denaro e corruzione che definire preoccupante sarebbe poco.
È proprio per questo che i due fenomeni vanno sempre crescendo.
Nell’uno come nell’altro caso, sempre più spesso emergono (ma nella maggior parte dei casi rimangono occulte) pesanti responsabilità da parte di servizi sociali, consulenti e perfino magistrati che traggono profitto dalla situazione, ma la blindatura che protegge queste categorie ed il loro operato, finora, sembra renderli completamente invulnerabili dalle spesso più che giuste rimostranze delle vittime.
Possiamo pretendere che la giustizia venga ristabilita ADESSO …o aspettare che il problema venga a bussare alla nostra porta quando gli "altri" (poiché queste cose succedono solo agli altri) diventeremo noi.
(Dott. Alessandro Gulletta, luglio 2026)