Nella letteratura mondiale moltissimi sono gli esempi di citazioni di alberi fatte dagli autori, perché legati alle vicende dei protagonisti del libro o
perché indispensabili per caratterizzare il paesaggio in cui si svolgono i fatti narrati.
Ne citeremo soltanto alcuni, significativi.
Pare che lo scrittore britannico John Ronald Reuel Tolkien (Bloemfontein 1892 – Boumemouth 1973), per il suo capolavoro Il Signore degli Anelli (1954-1955), dove racconta le vicende degli Ent, si sia ispirato ad un pino nero dai rami contorti, visto nell’Orto Botanico di Oxford durante una passeggiata, all’epoca in cui insegnava nella locale università.
Lo stesso pino suggestionò anche Philip Pullman (Norwich 1946), anch’egli docente a Oxford, per la sua opera fantasy, la trilogia Queste oscure materie (1995-2000).
Nei racconti per bambini I racconti di Boscodirovo (titolo originale Brambly Edge), la scrittrice inglese Jill Barklem (al secolo Gillian Gaze, nata a Epping nel 1951 e morta a Londra nel 2017) descrive una casa, composta di diverse stanze, ricavata nel tronco cavo di un melo.
Il melo, al quale l’autrice si è ispirata per il suo racconto fantastico, esiste realmente.
Si trova nell’Essex, nella foresta di Epping, e la sua età sarebbe stata stimata essere di 300 anni, ragguardevole per un albero da frutto.
Italo Calvino (Santiago de Las Vegas de La Habana 1923 – Siena 1985), che oltre ad essere un grande scrittore, aveva una particolare passione per la botanica, nel suo romanzo Il Barone rampante (1957) si sbizzarrisce "tra gli alberi". Cosimo, il protagonista del romanzo, che ha deciso di vivere sugli alberi, sceglie per primo, per la sua fuga dalla realtà, un leccio. Poi prosegue con ulivi, fichi, frassini, pini, querce e magnolie: tanti quanti servono ad un’intera vita trascorsa tra i rami.
In Toscana, a Capannori, in provincia di Lucca, si può ancora oggi ammirare la "Quercia delle Streghe" (nota anche come "Quercia di Pinocchio"), vecchia di 600 anni.
La gigantesca pianta è alta oltre 25 metri, ha una circonferenza di 4,5 metri e una chioma di 40 metri di diametro.
La leggenda narra che i rami della quercia fossero il luogo di ritrovo di alcune streghe del posto che, nelle notti di luna piena, vi celebravano i loro riti sabbatici.
Questa quercia ha ispirato lo scrittore Carlo Collodi (al secolo Carlo Lorenzo Filippo Giovanni Lorenzini, nato a Firenze nel 1826 e morto a Firenze nel 1890), che nel suo famosissimo romanzo Le avventure di Pinocchio. Storia di un burattino (1883) la nomina più volte.
Ad esempio, quando il Gatto e la Volpe impiccano il burattino ad un albero, quell’albero è proprio la Quercia delle Streghe.
Nel giardino della casa natale della poetessa statunitense Emily Elizabeth Dickinson (Amherst 1830 – Amhrest 1886), ad Amherst, nel Massachussetts, vive ancora una magnifica quercia bianca ultrasecolare.
Avendo la pianta a portata di sguardo, nel proprio giardino, la scrittrice non poteva non esserne ispirata, per molte delle sue poesie.
Una delle più famose recita:
Ho derubato i Boschi -
I fiduciosi Boschi -
Gli innocenti Alberi
Mostravano i loro Ricci e i loro muschi.
Per compiacere la mia fantasia -
Esplorai curiosa i loro ninnoli -
Afferrai - strappai via -
Che dirà l'’austero Abete -
Che dirà la Quercia?
La catalpa di Manzoni è uno storico esemplare di Catalpa bignonioides situato nel parco di Villa Manzoni a Brusuglio (Cormano, Milano). La tradizione vuole che Alessandro Manzoni (Milano 1785 - Milano 1873) – appassionato di botanica oltre che scrittore – vi fosse seduto sotto quando ricevette la notizia della morte di Napoleone, componendo di getto la celebre ode Il cinque maggio.
Che dire, infine, della maestosa quercia secolare raccontata da Alexandre Dumas (Villers-Cotterets 1802 - Neuville-les-Dieppe 1870), padre (anche il figlio, omonimo, è stato uno scrittore), in Robin Hood, principe dei ladri (1872), all’interno del cui tronco cavo Robin Hood poteva nascondersi?
La gigantesca pianta ha una circonferenza di 11 metri e la sua età è valutata in 1200 anni. Essa esiste davvero, o meglio esisteva.
Lo scorso mese di giugno la quercia (che gli inglesi hanno sempre chiamato Major Oak) é morta; questa è la notizia che ha ispirato questo articolo.
Sarà stata colpa dell’età, dei cambiamenti climatici, o delle modifiche del terreno causate dal calpestio dei numerosissimi visitatori.
Il suo "scheletro" troneggia ancora nella foresta di Sherwood, là dove aveva vissuto, e nessuno osa rimuoverlo.
I suoi semi sono stati piantati in numerosi Giardini Botanici, in tutto il mondo, nel desiderio di perpetuarne l’esistenza.
(Dott. Maurizio Pinton, luglio 2026)