A fronte di una narrazione, strenuamente sostenuta dal mainstream, tesa a convincerci della floridezza della situazione e del fatto che la "democrazia" dell’"Occidente" si basi su solidi principi, da essa custoditi, rispettati e difesi, già ad un superficiale sguardo alla situazione mondiale, ci si rende conto del fatto che le cose non vanno affatto bene.
Senza bisogno di andare lontano, dove da tempo, in barba al diritto internazionale, si perpetuano guerre assurde ed ingiuste, che comunque, a dispetto della distanza, finiscono per avere una pesante ricaduta anche sulle nostre vite, basta guardarci attorno (o anche semplicemente dentro noi stessi) per renderci conto dello stato di desolazione in cui oggi noi ed i nostri cari ci troviamo a vivere.
Lo stato di profondo malessere si percepisce a livello individuale, a livello sociale, così come a livello ambientale.
Lo stesso malessere è sotto gli occhi di tutti a livello sanitario.
La sofferenza è globale e ci dimostra chiaramente come tutto sia strettamente interconnesso.
L’antico pensiero Taoista associava la salute dell’individuo a quella della famiglia e da qui a quella dello Stato.
La relazione è bidirezionale: individui sani creano famiglie sane e famiglie sane creano uno Stato sano; viceversa, uno Stato sano mantiene sane le famiglie e famiglie sane creano individui sani e tali li mantengono.
Adesso analizziamo un attimo la definizione di salute data dall’Organizzazione Sanitaria Mondiale (OMS) stessa: "la salute non coincide semplicemente con l’assenza di malattia o infermità, ma rappresenta uno stato di completo benessere fisico, mentale e sociale.
Uno degli elementi cardine della definizione OMS è l’assoluta centralità della salute, intesa nei termini di cui sopra, come diritto fondamentale.
Da qui la imprescindibile necessità per gli Stati di assumersi la responsabilità di difendere e garantire la salute dei cittadini (per i quali teoricamente lavorano), non solo tentando di prevenire e curare le malattie, ma anche eliminando le cause di malessere psicologico e sociale.
Possiamo purtroppo dire che al momento nessuna di queste condizioni sia soddisfatta: il numero dei decessi per malattie prima inesistenti si è moltiplicato,
i suicidi e le follie sono all’ordine del giorno, l’uso di psicofarmaci ed antidepressivi è esploso.
Oggi difficilmente si trova qualcuno che possa veramente dire di stare bene (men che meno secondo la definizione OMS): la situazione sanitaria globale è catastrofica, il livello di libertà degli individui (a dispetto di quanto teoricamente garantito dalla Carta dei Diritti dell’Uomo) è drasticamente calato; la famiglia come luogo di protezione, condivisione e crescita comune è stata artificialmente smembrata, lasciando i singoli privi della protezione e del supporto della rete familiare; fra popolazione e governo esiste ormai una situazione che definire imbarazzante sarebbe poco: il dissenso è spesso represso con ogni sorta di rappresaglie, vendette trasversali o addirittura violenze fisiche.
Negli ultimi anni ormai siamo tanto stati abituati a vedere plotoni di prezzolati armati picchiare i nostri stessi concittadini che manifestavano pacificamente da reputarlo ormai normale, ma un atteggiamento del genere è pericolosissimo, perché una volta creato il precedente la spirale di violenza va crescendo sempre più.
Non si capisce come lo Stato, che dovrebbe essere strumento della popolazione per garantire il benessere e la sicurezza di tutti, possa permettersi di far picchiare i suoi stessi "datori di lavoro" perché si lamentano del fatto che esso fa esattamente il contrario di ciò cui è preposto (e per cui è profumatamente pagato) e si comporta da prepotente.
Scene del genere ce le abbiamo purtroppo sotto gli occhi tutti: negli ultimi anni (e sempre maggiormente negli ultimi tempi) gli scontri fra popolazione e forze dell’ordine sono sempre più frequenti in buona parte dei "Paesi democratici".
Gli agenti che partono manganellando, picchiando la loro stessa gente e rendendosi rei dell’uso di modalità inumane, saranno sicuramente esaltati da discorsi ad hoc, ringalluzziti dall’essere armati e protetti da armature, gruppo e divisa (quindi sicuri di sé all’estremo), trascinati dalla follia di branco predatore, pagati e quindi "obbligati" ad eseguire gli ordini, ecc., ma il problema, per quanto tutto questo sia semplicemente tremendo, non sta nel fatto che essi siano i "cattivi che picchiano i buoni". Il problema è che essi non capiscono la gravità di quello che stanno facendo e che la gente non decide di fermare tutto per protesta paralizzando la nazione non appena qualcosa del genere si verifica.
Non è n&233; possibile né accettabile che lo Stato diventi un nemico della popolazione: è come se la tua mano prendesse un coltello ed iniziasse a menarti coltellate.
Repressione, sempre più regole liberticide, obblighi sanitari che già hanno dimostrato esiti tutt’altro che fausti, obblighi fiscali asfissianti, procedure complicatissime per fare qualsiasi cosa, gestione arbitraria delle risorse in maniera completamente opposta rispetto alle necessità nazionali, devastazione ambientale e degrado culturale economico e sociale pressoché ubiquitari: sembra proprio che l’Organizzazione sia animata da scopi profondamente antisociali.
Così come già da tempo vediamo fare da uno Stato canaglia nei confronti di una popolazione oppressa e defraudata, anche dalle nostre case, da tempo, l’Organizzazione che ha in mano la nostra nazione, ha iniziato a mandare i propri scagnozzi a rapire i bambini.
Le ultime due storie di "bambini del bosco" rapiti dalle istituzioni hanno aperto un calderone spaventoso: in realtà i bambini strappati alle famiglie senza reale necessità, in Italia, sono migliaia.
I genitori sono per lo più, oltre che disperati, terrorizzati.
Figuriamoci cosa possono provare i bambini strappati dal loro ambiente e dagli affetti familiari.
Ricatti uno dietro l’altro, costanti violazioni dei diritti fondamentali dei bambini e dei genitori, azioni di forza che ricordano i tempi della Gestapo in Germania o gli anni 20-30 (e in realtà anche l’attuale periodo) in USA.
Più di una volta è già capitato che nelle strutture di detenzione dei bambini innocenti avvenissero cose molto brutte, o che addirittura i bambini sparissero.
Chi paga per questo?
Solo le vittime.
Dietro questo fenomeno di pesante degrado sociale, senza considerare realtà addirittura molto più oscure, si nasconde un business miliardario, in cui una rete di cooperative, case famiglia, istituti e consulenti vari (e per vie traverse anche i funzionari pubblici che rendono possibile tutto questo) drenano dalle tasche della comunità quantità di denaro spaventose in maniera apparentemente pulita.
Ogni "ospite" di una struttura costa alla comunità centinaia di euro al giorno (che lievitano spropositatamente con i vari "servizi aggiuntivi" farlocchi: visite speciali, "percorsi" e altro).
Mettiamo siano "solo" trecento euro al giorno, in un mese diventano novemila …ed in un anno centoottomila (a persona).
Un istituto che abbia (magari ripartiti fra varie strutture) un centinaio di posti, in un anno quindi si vede passare per le mani circa dieci milioni e ottocentomila euro.
Di questi istituti e cooperative ce ne sono a migliaia: un giro di soldi spaventoso ai danni della popolazione, certamente organizzato a livello governativo, ma alla fine portato praticamente avanti da elementi della popolazione (per quanto impiegati all’interno del Sistema gestito dall’Organizzazione) contro altri elementi della propria stessa popolazione.
Anch’essi, completamente ottenebrati dalle illusioni di guadagno, non capiscono la gravità di quello che stanno facendo e le ripercussioni sull’intera struttura sociale dei loro atti sconsiderati.
L’empatia è diventata semplicemente una parola, completamente svuotata di significato.
Qualcuno disse che "là dove la mafia comanda, ai posti di potere siedono degli imbecilli": è una frase sulla quale ho molto riflettuto e vi inviterei a fare altrettanto.
La guerra, da quel che possiamo facilmente constatare, non è solo lontana: ce l’abbiamo anche in casa.
…E i signori della guerra, nascosti a tirare i fili da dietro le quinte, sono sempre gli stessi.
Riprendere coscienza di sé stessi e dell’inalienabilità dei propri diritti fondamentali, liberare sé stessi dai condizionamenti del Sistema malato e "ammalante", aiutare gli altri a prendere coscienza della situazione, imparare a cooperare, sono le prime cose da fare per raggiungere lo stato di salute individuale, sociale ed ambientale cui tutti abbiamo diritto e certamente aspiriamo.
(Dott. Alessandro Gulletta, giugno 2026)