La parola Alchimia porta immediatamente l’immaginazione a laboratori fumosi, palloni di vetro e, immancabilmente, alla mitica "Pietra Filosofale".
Avendo passato decenni in laboratori fumosi, fra palloni di vetro, alla ricerca della Pietra, il praticante potrà confermare che la visione non è
necessariamente errata
…eppure l’Alchimia non si riduce a quello.
Le trasformazioni in Laboratorio avvengono tanto all’esterno quanto all’interno al medesimo tempo: "Così è fuori come è dentro".
Nonostante molti Autori parlino della trasformazione dei metalli e l’Alchimia Indiana garantisca la trasformazione fisica di altri metalli in oro fisico anche in tempi moderni, la Grande Opera va ben oltre la ricerca della magica pietra che trasforma il piombo in oro (e infatti l’Adepto non se ne cura) .
Questo argomento che una volta veniva nascosto sotto molte vesti differenti dal multiforme ingegno legato al linguaggio ermetico, viene oggi citato, spesso purtroppo a sproposito, per i più svariati fini …il più delle volte economici.
Del resto non è cosa nuova: gli Adepti hanno sempre usato l’appellativo "alchimista" in senso dispregiativo.
Basti fra tutti l’esempio del dialogo fra il Mercurio e l’alchimista che ritroviamo nel Novum Lumen Chemicum del Cosmopolita (uno dei più grandi capolavori della letteratura alchemica) in cui l’"alchimista" viene ripetutamente e pesantemente preso in giro dal Mercurio, ovvero la "Materia Prima" sulla quale egli pretenderebbe (invano, poiché non ha le chiavi) di lavorare.
In effetti la storia dell’"alchimia" europea pullula di individui che viaggiavano di corte in corte promettendo a nobili tanto ricchi quanto avidi e/o creduloni la possibilità di trasformare i metalli vili in oro o addirittura di ottenere l’elixir di immortalità
(o entrambi).
Il Linguaggio ermetico si presta abbastanza bene a cose del genere poiché, proprio in quanto ermetico, per chi non abbia le "chiavi" rimane totalmente indecifrabile e può essere manipolato a proprio piacimento da gente, spesso tutt’altro che benintenzionata, che del significato di parole e simboli capisce ben poco.
Il Cammino Alchemico è invece uno splendido sentiero sul quale il postulante troverà la vera Magia, che non è fatta di abracadabra, ma di una sostanza di cui non è possibile (o quantomeno ancora non opportuno) parlare.
Di certo, del resto, se anche se ne potesse parlare direttamente (mentre gli Autori vietano assolutamente a chi ha raggiunto la Meta di parlarne in termini chiari), immediatamente il senso delle parole sfuggirebbe all’ascoltatore lasciandolo con un pugno di mosche in mano.
Una "figlia delle officine alchemiche" è la Spagiria.
La Spagiria è la tecnica di lavorazione della materia dei tre regni per ottenerne rimedi utilizzando le operazioni (forse apparentemente) indicate dall’Alchimia.
Esiste quindi una Spagiria vegetale, una Spagiria animale ed una applicata al regno minerale, anche chiamata Spagiria metallica (che molto spesso è ciò che oggi viene venduto come "Alchimia" ).
Nel caso della Spagiria vegetale, la pianta, viene sottoposta al processo di macerazione, distillazione, calcinazione, ecc. per ottenere un rimedio dalle particolari proprietà che, se ben fatto, lo differenziano nettamente dai normali rimedi erboristici.
Tutto però dipende dall’attenzione prestata nel considerare miriadi di variabili e nel condurre le operazioni.
Non è nostra intenzione fare qui un trattato di Spagiria, né svelare gli arcani segreti dell’Alchimia, ma solo presentare un mondo più che degno di essere visitato
…ed invitare al Viaggio.
(Dott. Alessandro Gulletta, 2026)